Cinema Boldini Ferrara

mercoledì 14 novembre – IL SETTIMO SIGILLO di Ingmar Bergman – v. o. sott. ita

mercoledì 14 novembre ore 21.00

PER IL CINEMA RITROVATO AL CINEMA

IL SETTIMO SIGILLO, regia di Ingmar Bergman

(Det sjunde inseglet, Svezia/1957)
Restaurato in 4K nel 2018 da Svenska Filminstitutet a partire da il negativo camera originale 35mm.
v.o. sott. ita – ingresso 5 euro

Il cavaliere Antonius Block (Max von Sydow) e il suo scudiero Jöns (Gunnar Björnstrand), reduci disillusi delle crociate, fanno ritorno nella Svezia del Trecento e la trovano in balia della peste e della disperazione. Sulla spiaggia Block incontra la Morte, e in una delle più efficaci alternanze campo/controcampo mai realizzate la sfida a una partita a scacchi per prendere tempo e poter compiere un’azione che dia un senso alla sua vita.
Ingmar Bergman iniziò a lavorare a Il settimo sigillo scrivendo sulla sua agenda questo appunto (la Bibi cui si riferisce è la sua compagna di allora, l’attrice Bibi Andersson): “Bibi ha ragione. Basta commedie. È ora di passare ad altro. Non devo più lasciarmi intimorire. Meglio questo di una cattiva commedia. Dei soldi non m’importa niente”.

Nel film viene riecheggiata la terribile epidemia di peste che investì la Svezia nel 1349, sterminando un terzo della popolazione. Non mancarono quei critici che accusarono Bergman di inverosimiglianza storica, osservando che nessuna strega era stata bruciata nella Svezia del medioevo. Questo argomento diventò uno dei principali capi d’imputazione contro il film, ma, come scrive giustamente Jörn Donner, fu sufficiente menzionare le “licenze storiche” di Strindberg per togliergli ogni validità.

Il Medioevo raffigurato nel film non va neanche inteso in senso unilaterale. Infatti, un altro motivo del fascino profondo del Settimo sigillo, risiede nella sua natura di Mistero medioevale, ossia di narrazione che allude in filigrana al presente. Presentando il film in Francia, Bergman dichiarò: “Nel Medioevo gli uomini vivevano nel terrore della peste. Oggi vivono nel terrore della bomba atomica”. Bergman è riuscito a condensare e ad evocare un’intera tradizione iconografica che si è interrogata sul mistero vertiginoso della Morte e della precaria condizione umana, dando un volto e un corpo a concetti astratti, a temi metafisici: il cavaliere, che riceve la visita della Morte ma riesce ad ottenere una dilazione e quindi altro tempo da vivere, grazie al gioco degli scacchi, è uno spunto narrativo ricco di echi ancestrali e al tempo stesso dotato della semplicità delle fiabe.