Cinema Boldini Ferrara

Giovedì 25 Aprile – Novecento – Il Cinema Ritrovato

Giovedì 25 Aprile, ore 10.30 I atto – ore 15.00 II atto

Ingresso 5 euro

NOVECENTO, regia di Bernardo Bertolucci

( Italia, 1976 – 310′)
Tra un atto e l’altro, cibo, letture e dj set per festeggiare insieme al cinema

Il 25 aprile del 1945 è il giorno della Liberazione dal nazifascismo ed è anche il giorno in cui le
contadine catturano il fascista Attila e la sua compagna Regina e il giovanissimo Leonida tiene sotto il
tiro di un fucile il padrone Alfredo Berlinghieri. Da qui ha inizio un flashback che ci porta alla nascita e
successivamente all’infanzia e alla giovinezza di Alfredo e del coetaneo contadino Olmo fino a portarlia
dopo la fine della Prima Guerra Mondiale.
Nell’Atto primo (come nel melodramma lirico) del film fiume di Bernardo Bertolucci assistiamo al getto
delle basi delle fondamenta di una narrazione che si presentava come utopica all’epoca e che oggi non
avrebbe più la possibilità di venir concepita.
Proprio in questo è rinvenibile la sua forza. Il regista ha più volte dichiarato di aver avuto l’idea di
realizzare un film ponte tra il cinema hollywoodiano e il realismo socialista. Un film americano e
sovietico al contempo. Le difficoltà frapposte al progetto dalla Mosfilm russa lo indussero a desistere.
La spinta però veniva dalla società e dalla politica italiana del tempo.
Girato tra il 1974 e il 1975 il film si nutriva del punto più alto della visione politica promossa da Enrico
Berlinguer che, con il cosiddetto ‘compromesso storico’, mirava a un accordo tra la base comunista e
quella di matrice cattolica. Le cose andarono come la Storia ci insegna ma in quel momento le
speranze erano molte e diffuse (così come gli ostacoli). Nella dissoluzione delle ideologie
contemporanea (che non ha però portato con sé esiti indirizzati al miglioramento delle condizioni di vita
delle fasce più deboli della società) un film come questo (o come il successivo ”L’albero degli zoccoli” di
Ermanno Olmi) non verrebbero nemmeno pensati.
Proprio per questo è interessante vedere come, sin dalla prima parte, Bertolucci (reduce dallo
‘scandalo’ di ”Ultimo tango a Parigi”) cerchi di analizzare, utilizzando i codici di un cinema
hollywoodiano trapiantato nella terra emiliana, le dinamiche della lotta di classe attraverso le vicende di
due bambini destinati ad attrarsi e a scontrarsi perché la sorte ha fatto di uno il ‘bastardo’ dei campi e
dell’altro il figlio del padrone.
Bertolucci non trascura di prendere parte in favore di chi è vessato ma offre i tratti della rapacità alla
generazione dei padri (uno straordinario Romolo Valli nei panni di Giovanni Berlinghieri) lasciando le
caratteristiche della dignità all’anziano Alfredo interpretato da Burt Lancaster. Già nella citazione di
questi due attori si rivela presente e produttiva la presenza di scuole ed esperienze di recitazione
totalmente diverse in un’opera che sin dalle prime battute non nasconde una molteplicità di citazioni
colte che però non frenano didascalicamente lo sviluppo dell’azione. Un esempio? Chi ‘sa’ può leggere
nel taglio volontario dell’orecchio da parte di un contadino che assomiglia ad Antonio Ligabue, un
rimando a Van Gogh con una doppia citazione nell’ambito della storia dell’arte pittorica. Chi non ‘sa’ ci
vede un uomo che, con un gesto forte, dice al padrone che ormai dai braccianti come lui si pretendono
anche la carne e il sangue. Come accade ancora nell’Occidente ‘civilizzato’ che dei diritti dei lavoratori
continua a pensare, come Giovanni Berlinghieri, che siano “contro ogni principio civile”.